Rischi

Ridendo rischio di sembrare pazzo.
Piangendo rischio di apparire sentimentale.
Prodigandomi per un altro rischio di essere coinvolto.
Mostrando i miei sentimenti rischio di mostrare il mio vero io.
Esponendo le mie idee e i miei sogni di fronte alla folla rischio di perderli.
Amando rischio di non essere riamato.
Vivendo rischio di morire.
Sperando rischio la disperazione.
Tentando rischio il fallimento.
Ma scelgo di accettare dei rischi
perché il maggior pericolo della vita è di non rischiare nulla.
Forse evito pene e sofferenze, ma neppure imparo,
sento, cresco, cambio, amo, vivo,
incatenato ai miei atteggiamenti vivo come uno schiavo:
ho rinunciato alla mia libertà.
Solo rischiando sono libero.

Leo Buscaglia

 

Tu che stai leggendo adesso, quanti cambiamenti nell’ultimo hanno hai avuto? Quanti sono stati positivi? Quanto è stato difficile attuarli? Quali cambiamenti hai fatto spinto da un: “Voglio cambiare” e quanti sono seguiti a un imperativo: “Devi/devo cambiare”? Quali di questi hanno avuto più successo? Quali cambiamenti vorresti attuare adesso?

Scegline uno e segui le indicazioni.
Buon lavoro!

Come avete imparato, noi possiamo cambiare solo  ciò che decidiamo  autonomamente di cambiare, sapendo però: come fare, quando fare, cosa fare e in che modo dettagliatamente  fare. Nella costruzione del sentiero mentale delle abitudini (ne ho parlato nel post precedente) dobbiamo tenere conto delle fasi che compongono il processo di costruzione di una abitudine. Il processo è dentro a ognuno di noi, fissato saldamente, anche se non lo presidiamo in maniera conscia. Tutte le nostre abitudini si sono costruite seguendo questo schema comportamentale. Dopo aver letto  il post,  ripensate a come avete imparato a camminare, ad andare in bicicletta, a guidare l’auto e a praticare uno sport. Per farlo avete seguito il percorso delle 5 fasi (spesso in realtà solo le prime 4, per la 5 in realtà occorre l’aiuto di un osservatore esterno).

Questo percorso è uguale sia se pensiamo allo sport sia al lavoro, sia alla nostra vita in generale. Per parlarvene  in maniera semplice, ho scelto di partire dallo sport.

Nel prossimo post adatterò i contenuti a quello che succede nel mondo del lavoro.

Buona lettura da brain genius…ciao

Un atleta dovrebbe essere costruito per affrontare in maniera funzionale le avversità e per reggere gli eventi negativi, ma anche per saper affrontare gli stress positivi. L’analisi delle prestazioni sportive individuali ci confermano che il successo sportivo è essenzialmente determinato da alcuni fattori:

Dotazione genetica (talento)
Preparazione atletica e tecnica
Qualità e quantità dell’allenamento
Capacità psicologiche

Un allenatore deve saper presidiare lo sviluppo di questi fattori e deve saper leggere le risposte dei singoli atleti in ogni fase del percorso verso la competizione. Il punto di partenza, e anche la maggiore qualità per un allenatore, è riuscire a sviluppare diagnosi quanto più “strette” possibile, per poi poter sviluppare una “terapia  comportamentale” adeguata. Il percorso di cambiamento di una abilità, così come di un movimento o un modo di pensare, è un percorso che ha come obiettivo quello di sostituire una vecchia abitudine con una nuova. Tale cambiamento deve necessariamente tenere conto del modello di sviluppo di un comportamento che in dettaglio possiamo schematizzare in un percorso che si sviluppa in 5 fasi consequenziali:

Incompetenza inconscia:
un atleta effettua un movimento sbagliato, ma essendo oramai una abitudine automatica non si rende nemmeno conto dell’errore.
Incompetenza conscia:
l’atleta, a seguito di una o di una serie di competizioni andate male, avverte che esiste qualcosa che non va, il suo allenatore gli diagnostica il problema, l’atleta ne prende coscienza: sa di fare l’errore e sa quale è
NB: Il ruolo dell’allenatore è delicato. Per essere ascoltato e seguito, deve infatti aver sviluppato nell’atleta fiducia e credibilità. La fiducia si sviluppa con una relazione positiva e possibilmente mai aggressiva (feed back sulla persona aperti) e attraverso un ascolto sempre aperto e costante. Ma la fiducia da sola non ha impatto sui cambiamenti. È necessario aver sviluppato anche credibilità, che si sviluppa in base alle capacità diagnostica e comportamentali dell’allenatore.
Competenza conscia:
si passa alla fase pratica: l’atleta deve sostituire il vecchio e non funzionale comportamento con quello funzionale ma non ancora automatico, deve cominciare a utilizzarlo.
Questa è una fase delicata, non è qualcosa su cui l’atleta deve concentrarsi in gara. L’ideale sarebbe lavorare sulle modifiche in fase di preparazione o in momenti sufficientemente liberi da gare.
Lavorare sulla modifica di un comportamento/movimento il venerdì e il sabato precedenti a una gara è un errore, qua ci si deve concentrare e far lavorare l’atleta sui propri punti forti. L’ideale sarebbe lavorare sulle modifiche durante la preparazione estiva.
Competenza inconscia:
questo è il punto di arrivo, quando il nuovo movimento/comportamento è diventato automatico, cioé quando per attuarlo non devo nemmeno pensarci. Per arrivare a questa fase sono necessari almeno 20 giorni di utilizzo nel 100% dei casi del movimento nuovo, ma sono necessari almeno 120 giorni affinché il nuovo comportamento abbia completamente sostituito (non cancellato) il vecchio.
ATTENZIONE: è possibile lavorare su comportamento per volta, da qui la necessità di sviluppare ottime capacità di analisi e diagnosi.
L’ultima fase è:
Competenza conscia della competenza inconscia:
senza di questa l’atleta rimarrebbe nella prima fase di incompetenza insonscia: “Non sono cosa faccio in automatico.”
Si deve guidare l’atleta nella razionalizzazione di ciò che fa in automatico (ancora la fiducia e la credibilità rappresentano l’elemento trainante, così come la motivazione dell’atleta).
Per cambiare un’abitudine, si devono quindi  presidiare i 5 aspetti in maniera sequenziale, solo così si attueranno comportamenti efficenti ed efficaci.
Per presidiare in maniera positiva il percorso di cambiamento sono necessari:
Motivazione: “lo voglio fare” e non “lo devo fare”
Autodisciplina: (rimanere sul pezzo anche se costa fatica
Consapevolezza: conoscenza di cosa si sta facendo e del perché
Focalizzazione: concentrarsi sul presente
Conoscenza obiettivi e risultati pianificati: permettono di attivare le precedendi attitudini
Tempo: si devono passare le fasi e consolidare la fase di competenza inconscia