Credere è una bellissima cosa,
ma porre in atto le proprie convinzioni significa dare prova di vigore.
Molti sono coloro che alzano la voce, come la furia delle onde
Ma vivono una vita vuota e stagnante come una fetida palude
Molti sollevano il capo al di sopra delle vette mentre lo spirito  
Giace addormentato nel buio delle caverne.
Kahlil Gibran

Molti manuali di cambiamento propongono schemi di cambiamento comportamentali che a mio modo di vedere spesso non tengono conto delle resistenze e delle difficoltà anche inconsce alla  modifica comportamentale. Spesso il successo di un atleta o di un manager deriva dalla capacità di modificare comportamenti non più funzionali e non più in grado quindi  di dare un risultato utile e funzionale.
Di seguito alcune indicazioni utili a capire i meccanismi del cambiamento comportamentale.
Ho cercato di utilizzare un linguaggio semplice e comprensibile, e rimango a vostra disposizione per ulteriori richieste di approfondimento. Per facilitare il percorso, ho diviso le tematiche in tre post che pubblicherò a cadenza settimanale.

Noi  siamo macchine abitudinarie. Sono circa 1800 i comportamenti abitudinari (da quelli più semplici a quelli più complessi) che utilizziamo in una giornata.

Questi comportamenti abitudinari sono:

  • facili, li possiamo attivare senza nemmeno doverci pensare
  • semplici, sappiamo come fare
  • veloci, ci permettono di essere veloci, in quanto sono apparentemente naturali
  • sicuri, sappiamo sempre a priori il risultato.

Quindi ci permettono di essere efficaci ed efficienti, spesso anche quando il risultato che ci danno non è  più funzionale. Il detto “schiavi delle proprie abitudini” deriva proprio da queste considerazioni.

La famosa resistenza al cambiamento, così presente a livello manageriale e sportivo, deriva proprio  da questo: noi facciamo resistenza perché cambiare vuole dire uscire dalla nostra zona di comfort personale e quindi affrontare un percorso:

  • difficile, dobbiamo rieducarci a un nuovo comportamento
  • complicato, dobbiamo pensare ed elaborare ogni nuova azione anche solo mentale
  • lento, in quanto stiamo imparando e non possiamo essere veloci
  • insicuro, non sappiamo cosa aspettarci come risultato.

Inoltre, mentre stiamo imparando un nuovo comportamento (anche piccolo), non possiamo essere né efficaci né efficienti e queste sono le leve che bloccano il nostro percorso di cambiamento.
Per cominciare un percorso di cambiamento anche di una piccola abitudine o nello sport di un gesto motorio è necessario:

  • avere scelto autonomamente di iniziare un cambiamento (quindi alla base di un cambiamento ci deve essere una decisione individuale: “Voglio cambiare” e non: “Qualcuno mi dice che devo cambiare”)
  • essere quindi motivato al cambiamento, conoscere il risultato migliorativo finale del cambiamento, sapere cosa fare e come farlo, darsi un obiettivo temporale entro cui sostituire la vecchia abitudine con la nuova.

Per darvi un’immagine chiara e semplice, dovete pensare a un’abitudine come a un percorso neuronale sviluppato come una strada senza uscite intermedie: lo stimolo la imbocca e segue la strada senza avere alternative, al termine della strada in uscita abbiamo il comportamento correlato allo stimolo.
Per far sì che la vecchia abitudine venga sostituita con il nuovo comportamento, si deve costruire una nuova strada alternativa più “grande “ della vecchia; allora lo stimolo imboccherà la nuova strada. Solo così il nuovo comportamento si sostituirà al vecchio.

Per fare ciò, dobbiamo ricordarci alcune cose fondamentali:
per cominciare a costruirsi un nuovo sentiero neuronale sono necessari almeno 21 giorni, in cui il vecchio comportamento venga sostituito dal nuovo nel 100 % delle volte, senza eccezioni.
Solo così il percorso di cambiamento si svilupperà in modo soddisfacente.

Per fare ciò quindi dobbiamo attivare alcune leve e più precisamente:
motivazione al cambiamento: avere buone ragioni per farlo
autodisciplina: stare sul pezzo, senza cedimenti
pazienza: dobbiamo sapere che il cambiamento non è istantaneo e che implicherà una certa fatica e una perdita di efficacia
risorse: dobbiamo sapere esattamente cosa fare e come fare a farlo.

Presidiando questi quattro aspetti, il percorso di cambiamento sarà possibile e raggiungibile.

Nel prossimo post vi racconterò dei 5 stadi di ogni processo di cambiamento.

Buona lettura e a presto!
Braingenius