E’ una figura professionale entrata in pianta stabile nello sci come in quasi tutti i settori sportivi, tuttavia non a tutti è chiaro quale sia la sua mission meglio dunque spiegare cosa significa allenare la mente verso il successo

 

Da qualche anno sempre più spazio viene dato alla preparazione mentale nello sport. Per essere in grado di sviluppare prestazioni di alto livello un atleta non deve solo concentrarsi sulla preparazione atletica, tecnica, tattica e strategia ma deve anche lavorare sull’allenamento mentale che incide mediamente per un 50% nello sviluppo di prestazioni agonistiche efficaci. In questo articolo vorrei spiegare in sintesi in cose consiste una azione efficace di mental coaching e su quali aspetti lavoriamo per svilupparla.
La struttura mentale di un atleta fa davvero la differenza tra il successo prestazionale e l’anonimato in termini di risultato sportivo specialmente adesso che preparazione atletica, tattica e materiali utilizzati sono piu’ o meno allo stesso livello qualitativo. L’aspetto che può fare davvero la differenza è la struttura mentale dell’atleta. Parlando di mental coaching o mental training spesso ci si concentra su una parola abusata «il motivatore», un mental coach o un’azione di mental coaching non è una azione di motivazione ma è qualcosa di ben più strutturato che lavora sulla mente dell’atleta, specialmente su autostima, autoefficacia, focalizzazione, equilibro emozionale e tecniche di visualizzazione.

Il lavoro mentale su un atleta prende l’avvio dalla definizione degli obiettivi a breve medio e lungo termine. Purtroppo senza una definizione degli obiettivi, specifica e oggettiva, non si va da nessuna parte. Personalmente vedo ancora pochi atleti specialmente a livello giovanile che a inizio stagione definiscono con cura assieme ai propri allenatori gli obiettivi. Vediamo allora quali sono:

  • Fare meglio della scorsa stagione
  • Dare il meglio
  • Essere nel gruppo dei migliorie non fare i soliti errori

Questi naturalmente non sono obiettivi ma solo indicazioni di massima troppo vaghe che per la nostra mente non significano nulla. In sintesi la mente non sa dove lavorare per raggiungerli. Un obiettivo ben strutturato deve essere SMART cioé:
SPECIFICO: essere riferito a situazioni specifiche e individuate.
MISURABILE: occorre fissare parametri oggettivi che ci possono far capire se lo abbiamo raggiunto o meno.
AMBIZIOSO: inutile fissarsi obiettivi al di fuori della nostra portata, specialmente per atleti con bassa autostima e autoefficacia dobbiamo fissare obiettivi che siano raggiungibili.
REALISTICI: obiettivi che non siano basati su aspettative troppo alte ma che sono legati a un percorso prestazionale oggettivo.
TEMPO: ogni obiettivo deve essere legato a un tempo entro cui si deve raggiungere, per quelli a breve termine può essere da un giorno (per una sessione di allenamento) a un mese; medio fino a sei-nove mesi, lungo oltre nove mesi. Ogni atleta non dovrebbe avere troppi obiettivi, ma indicativamente un obiettivo a lungo termine (stagione agonistica), una serie di obiettivi a medio termine (le singole gare del campionato) e gli obiettivi a breve (sessioni di allenamento o addestramento). Questi obiettivi servono anche a mantenere la mente dell’atleta focalizzata sul lavoro necessario per il loro raggiungimento. Dopo aver definito questo può cominciare il lavoro strutturato sulle aree che per ogni atleta incidono di più sullo sviluppo di prestazione utili al loro raggiungimento.

La base di partenza viene anche dal tipo di attività che un atleta svolge: SPORT DI CONTATTO (in cui l’atleta entra in contatto diretto con l’avversario), calcio, rugby, pallacanestro ecc. SPORT DI OPPOSIZIONE (in cui l’atleta non entra mai in contatto diretto con l’avversario (tennis, pallavolo ecc.). SPORT INDIVIDUALI (sci alpino ecc.). A seconda di questa classificazione gli aspetti da curare dal punto di vista mentale acquisiscono un peso diverso. Ad esempio l’importanza dell’autostima aumenta andando verso gli sport di contatto, l’autoefficacia diventa sempre più importante andando verso gli sport individuali oltre a questi elementi anche l’eta dell’atleta è determinante per definire efficacemente il lavoro da impostare. Oltre a questo il lavoro che noi mental coach facciamo con gli atleti è orientato su questi aspetti:

1) Affrontare cambiamenti (squadra, categoria, allenatore ecc.).
2) Recupero da infortuni.
3) La gestione efficace dell’ansia pre gara, dello stress e delle delusioni/sconfitte.
4) La focalizzazione e la concentrazione.
5) La gestione delle proprie emozioni specialmente nell’avvicinamento alla gara e durante la gara.
6) Accrescimento della fiducia in se stessi (autostima) e nelle credenze di riuscita (autoefficacia).
7) La consapevolezza dei propri punti forti e delle aree di sviluppo. 8) Il linguaggio intrapersonale (le cose che diciamo a noi stessi).

Il mental coaching non è uno strumento miracoloso, non permette di vincere le gare senza fatica e senza impegno, consente però agli atleti di avere un motore pronto in termini di massima efficacia, alla prestazione ma poi è l’atleta che deve volerlo accendere, l’elemento che fa davvero la differenza è quindi l’atteggiamento che ogni atleta sviluppo verso le sfide che deve affrontare. In questa ottica il metal coaching in conclusione aiuta gli atleti a sviluppare un atteggiamento efficace, una vera mentalità vincente senza la quale si va poco lontani, e vorrei chiudere per questo con una frase che ritengo appropriata e che rappresenta una grande verità: l’unico luogo in cui la parola successo viene prima della parola sudore e’ nel vocabolario.

Buon allenamento mentale a tutti.

AUTORE: Giovanni Gabrielli

A CURA DI: Roberto Manzoni

FONTE: Articolo pubblicato sulla rivista Sciare Magazine / www.sciaremag.it