Per ottenere il risultato agonistico desiderato,esiste una formula segreta? Giovanni Gabrielli, docente STF, ha una teoria ben precisa e studiata!

In questo articolo vi presenterò alcune idee innovative riguardanti il controllo della prestazione degli atleti, idee che potranno essere di aiuto a tutti gli allenatori e a tutti gli atleti per la definizione degli obiettivi, la comunicazione e la costruzione di un vero assetto mentale orientato all’efficacia prestazionale.

Il mio obiettivo di sempre è stato quello di trovare un collegamento tra i vari aspetti che hanno un impatto per lo sviluppo di una prestazione agonistica di livello e infine ho ottenuto il risultato del mio lavoro; le argomentazioni che propongo non sono né chiaramente assolutistiche né matematicamente valide e quindi possono avere applicazioni individuali e soggettive; non amo chi afferma di possedere soluzioni risolutive in grado di produrre i risultati che si vogliono; nello sci come in tutti gli sport situazionali la realtà è molto più complessa.
Vorrei quindi partire dagli elementi che compongono un qualsiasi risultato sportivo riferendomi allo sci alpino, ma tenendo conto che i concetti esposti sono applicabili anche alle altre discipline degli sport invernali, siano esse singole o di squadra. Il risultato di ogni singola prestazione sportiva è determinato da vari fattori, che ho sintetizzato in una semplice formula e che ho sviluppato durante tanti anni di lavoro con la mente degli atleti. Essa trae origine anche da una domanda che faccio sempre agli atleti ed agli allenatori con cui lavoro: «Quali sono gli elementi che definiscono il risultato agonistico?».

Il più delle volte la risposta è la seguente: «le capacità dell’atleta, la fortuna, il talento, l’autostima e la motivazione». La risposta non è corretta perché troppo vaga e imprecisa. Analizziamo invece questa semplice e immediata formula che racchiude tutti gli elementi da cui deriva un risultato agonistico:

Risultato = prestazione individuale + condizionamenti esterni che nel caso di disciplina di squadra diventa:

Risultato = prestazione individuale di ogni singolo atleta + prestazione della squadra + condizionamenti esterni.

La prestazione individuale è il risultato di: preparazione atletica + tecnica + tattica + strategia x mentalità vincente

Gli ingredienti dei condizionamenti esterni sono: pista, tracciato, condizioni della neve, visibilità, numero di partenza, attrezzi e avversari. Lo sci è uno sport situazionale, perché i condizionamenti esterni impattano tantissimo sul risultato finale e le condizioni non sono mai costanti durante una stessa gara e mai lo sono in gare diverse. Di conseguenza la formula completa che collega gli ingredienti per il successo agonistico è:

Risultato = preparazione atletica + tecnica + strategia + tattica x mentalità vincente + condizionamenti esterni (pista, tracciato, condizioni della neve, visibilità, numero di partenza, attrezzi e avversari).

Come noterete da questa mia formula mancano due fattori di cui si sente spesso parlare: talento e fortuna. Io credo che un atleta «potenzialmente vincente» si possa costruire al di là del talento che, se davvero esiste, è un elemento che può facilitare la prestazione, ma che da solo non è sufficiente a ottenere risultati al top e ricordatevi che il talento batte il lavoro duro solo se lavora duro. Assegnare invece un impatto sui risultati alla fortuna o alla sfortuna ritengo sia un elemento depotenziante e, specialmente quando si fa riferimento alla sfortuna propria e alla fortuna dell’avversario, lo considero una bella e comoda giustificazione a performance deludenti. Un atleta al top difficilmente fa riferimento alla fortuna o alla sfortuna, ma parla della propria prestazione positiva o negativa.

Cominciamo a parlare di una cosa importante e cioè che la prestazione individuale è l’unica cosa sotto il completo controllo degli atleti, mentre è insignificante il controllo dei condizionamenti esterni. Infatti le condizioni o cause esterne vanno capite e metabolizzate e gli avversari, che mai si possono controllare, bisogna cercare di influenzarli creando pressioni attraverso comportamenti di sicurezza, di determinazione, di focalizzazione unite ad un po’ di utile «faccia a tosta» che non deve mai sconfinare in arroganza. La cosa più importante è che nessun atleta può essere sicuro di determinare il risultato finale in termini di classifica, perché il risultato non dipende solo dalla prestazione, ma anche da questi condizionamenti esterni. Nella definizione degli obiettivi ci dovremo soffermare su obiettivi di prestazione (cosa vogliamo fare, come vogliamo agire, i fattori che riguardano la tattica, la strategia e la tecnica); affermare «domani voglio fare podio» non deve essere un obiettivo, non lo controlliamo al 100%, ma può essere un desiderio, un orientamento utile a tenere focalizzata la mente sulla qualità della prestazione.

Una frase di Napoleon Hill calza a pennello con questo pensiero: «Il punto di partenza di ogni successo è il desiderio di ottenerlo», aggiungo io, la credenza di poterlo ottenere. Inutile dire a un giovane atleta «domani voglio che tu vinca, mi aspetto che tu vinca o, come ho sentito con le mie orecchie dalla voce di un genitore, domani non accetto altro risultato se non la vittoria visti tutti i sacrifici che faccio». La giusta cosa sarà concentrarsi sul tipo di prestazione che si farà in gara, avendo in mente il risultato desiderato, considerate anche le specifiche condizioni esterne contingenti. Insegniamo ai giovani atleti ad investigare e capire i condizionamenti esterni senza farli poi divenire comode scuse per giustificare gli insuccessi e le prestazioni negative, a controllare quanto è possibile controllare, a influenzare ciò che è possibile influenzare; poi però bisogna lasciarli correre a livello mentale perché si focalizzino esclusivamente sulla prestazione. Guardate i risultati ottenuti in carriera da Tina Maze. Lei era davvero una specialista del presidio delle condizioni esterne e, a mio parere, la più attenta nel controllarle, capirle ed influenzarle. Ricapitolando i condizionamenti esterni non possiamo determinarli e quindi rappresentano l’incognita che è presente in ogni gara.

Concentriamoci invece sulla prestazione che ogni atleta può controllare al 100%; vi ricordo che è utile avere un desiderio (obiettivo di risultato) sapendo però che non lo si può controllare e determinare al 100%; è necessario invece definire bene la prestazione, perché questa la possiamo controllare al 100% ed è utile per avvicinarci all’obiettivo di risultato. Per quanto riguarda la parte della formula relativa al risultato credo e spero abbiate notato che la parte relativa alla prestazione non comprende solo i quattro fattori rappresentati da preparazione atletica + tecnica + strategia + tattica, ma che questi vengono moltiplicati per la mentalità vincente, da ciò ne deriva l’importanza del lavoro mentale che è indispensabile fare con ogni singolo atleta. Possiamo infatti avere un atleta fortissimo nei quattro fattori e debole nell’assetto mentale, questo atleta difficilmente otterrà risultati; in allenamento potrà risultare fortissimo, ma durante l’allenamento l’impatto dell’assetto mentale è completamente diverso, caratterizzato da minore stress, minor ansia, minor impatto di autostima; al contrario potremmo avere un atleta meno forte nei quattro fattori e più forte come assetto mentale e questo atleta in gara si trasformerà.
Ancora oggi troppo spesso si curano a fondo solo preparazione atletica, tecnica, strategie e tattica, trascurando l’aspetto mentale che invece per la prestazione è fondamentale essendo il suo moltiplicatore.

La mentalità vincente può essere sintetizzata come la capacità dell’atleta di affrontare ogni situazione competitiva in modo proattivo per conseguire il risultato prestazionale immaginato, essendo consapevole e confidente delle proprie capacità possedute e costruite nel tempo. Per concludere vediamo quali sono i fattori che costituiscono la mentalità vincente, premettendo che un atleta che ha una buona mentalità vincente è in grado di replicare i risultati prestazionali positivi e che la mentalità vincente non è una dote innata, ma si può allenare.

Gli elementi che costituiscono la mentalità vincente sono essenzialmente tre:

  • atteggiamento mentale (saper essere)
  • competenze acquisite (saper fare)
  • passione che rappresenta il propulsore finale (saper voler fare)

Il mio lavoro riguarda essenzialmente l’atteggiamento mentale. L’atteggiamento mentale funzionale allo sviluppo di prestazioni agonistiche di livello è costituito da vari fattori e per costruire una mentalità vincente bisogna intervenire su: autoefficacia che rappresenta la fiducia e la consapevolezza della propria capacità di realizzare performance eccellenti attraverso l’attivazione dei propri punti forti. Responsabilità cioè l’abilità a rispondere ai condizionamenti esterni, abilità che determina in modo diretto la capacità di influire sulla prestazione.

Ogni volta che un atleta attribuisce a qualcosa d’altro (condizionamenti esterni, fortuna/sfortuna) la causa di ciò che va male o che non funziona, si ha come risultato quello di scaricare verso l’esterno le proprie responsabilità e, nel momento in cui l’atleta diventa abile a crearsi la sua personale lista delle scuse, il risultato è che si ferma e rinuncia al proprio potere di crescere e cambiare. La fregatura è che, se noi cerchiamo all’esterno le ragioni dei nostri insuccessi, le troviamo sempre; ma non solo, giustificano anche i risultati e ciò ci fa sentire ed essere meno responsabili non permettendoci di imparare dai nostri errori. Tensione al risultato e propensione al rischio calcolato: un atleta con mentalità vincente agisce, anche rischiando, per determinare la propria prestazione; un atleta con bassa mentalità vincente non agisce, aspetta che i condizionamenti esterni siano ottimali e, quando non lo sono, ha pronte una serie di scuse a cui, lui per primo, crede.

Occorre analizzare le prestazioni eliminando queste giustificazioni esterne, non cullandosi nelle scuse, ma assumendosi sempre la responsabilità della propria prestazione, valorizzando i punti forti che l’hanno determinata e utilizzando gli errori come elemento di apprendimento e di crescita. Focalizzazione ed autodisciplina: per ottenere la prestazione la parola d’ordine è sola «RIPETIZIONE»; dobbiamo ripetere sistematicamente le cose che vanno bene rendendole automatiche e per fare questo, soprattutto in allenamento, dobbiamo spingere gli atleti a un impegno focalizzato, sistematico, disciplinato e costante. Essere nel momento: è fondamentale e per sviluppare peak performance occorre vivere la prestazione, sia in gara che in allenamento, nel presente, non ritornando nel passato, magari sviluppando anche sensi di colpa, rimpianti e rimorsi che rubano solo energia, in sintesi, umore depresso o andando nel futuro che non esiste, ma sviluppa ansia anticipatoria. Avere forti motivazioni personali: le motivazioni personali attivano tutti gli altri fattori; le motivazioni devono essere le proprie e non quelle di qualcun altro come genitori o allenatori; nessuno può motivare nessuno, la motivazione è un fattore assolutamente personale.

Un allenatore, un genitore non possono mai trasmettere le proprie motivazioni, ma possono aiutare l’atleta a scoprire e attivare le proprie motivazioni, non accontentandosi di individuare le motivazioni superficiali, ma indagando per individuare quelle davvero importanti, profonde che spesso sono molto nascoste. Autoironia: non prendersi troppo sul serio, avere la capacità ogni tanto di prendersi in giro; questo atteggiamento permette di avere una valvola di sfogo che diminuisce le tensioni legate ai risultati. Gli allenatori e gli atleti che sistematicamente lavoreranno sul presidio degli elementi che compongono la formula del risultato potranno sviluppare un asset mentale utile allo sviluppo di prestazioni positive. Ricordo che non esistono pozioni magiche o scorciatoie verso il successo e l’impegno costante rappresenta la sola formula magica.

Termino con una frase contenuta nel film «La ricerca della Felicità -Chris Gardner» con Will Smith che rappresenta un insegnamento utile allo sviluppo di una buona autoefficacia «non permettere mai a nessuno di dirti che non ci riuscirai mai, che quello che desideri è irraggiungibile; se hai un sogno, devi difenderlo… se vuoi qualcosa, vai e prenditela… punto!».

Buona mentalità vincente a tutti voi!

AUTORE: Giovanni Gabrielli

A CURA DI: Roberto Manzoni

FONTE: Articolo pubblicato sulla rivista Sciare Magazine / www.sciaremag.it